LA GENERAZIONE CHE EREDITA IL CONTO
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Hai mai guardato una bolletta e pensato: qualcuno ha già deciso per me?
Se hai meno di trent’anni, probabilmente sì. E probabilmente hai anche avuto la
sensazione che un conto enorme fosse già stato firmato a tuo nome, molto prima che
tu potessi dire la tua.
Quella sensazione ha un nome. Si chiama debito energetico.
Perché le bollette non tornano mai
Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia cresceva in fretta. Le fabbriche aprivano, le città
si espandevano, i consumi di energia salivano. Qualcuno doveva decidere come
produrla. Lo fece con carbone, petrolio, gas: tutto quello che costava poco e funzionava subito, senza troppi pensieri per il futuro.
Il futuro, ovviamente, è arrivato lo stesso.
Nel 1987, dopo Chernobyl, l’Italia ha spento le sue centrali nucleari con un referendum.
Una reazione comprensibile, emotivamente. Molto meno come strategia di lungo
periodo. Il vuoto è stato riempito quasi interamente con il gas naturale, una fonte
fossile che oggi copre circa il 40% della produzione elettrica nazionale.
Quarant’anni dopo, siamo ancora lì.
Il termine “gas naturale” inganna. Bruciarlo per produrre elettricità emette mediamente
400–500 grammi di CO2 per ogni kilowattora (circa dieci volte di più del fotovoltaico). È come aggiungere 10–12 milioni di automobili a benzina sulle strade ogni anno, solo per tenere accese le luci.
Chi ha firmato quel conto non lo pagherà. Lo pagherete voi.
Cosa erediti, concretamente
Le emissioni di CO2 si accumulano nell’atmosfera. Cambiano il clima. Alzano le
temperature. Rendono più frequenti siccità, alluvioni, eventi estremi.
Chi ha oggi vent’anni si troverà ad abitare quel clima per i prossimi cinquant’anni. Ma c’è anche un’altra eredità, meno visibile, più concreta nella vita di tutti i giorni:
Bollette alte
Dipendere dal gas significa dipendere dai suoi prezzi. La crisi energetica del 2022,
con la guerra in Ucraina, ha triplicato le bollette di famiglie e aziende in pochi mesi.
Non era imprevedibile. Era previsto da decenni. E non è cambiato quasi niente.
Un patrimonio edilizio che disperde energia
Gli edifici italiani sono tra i più energivori d’Europa. Isolamenti insufficienti, impianti
vecchi, finestre che perdono calore. È energia pagata ogni mese che se ne va
letteralmente attraverso i muri.
Una formazione in ritardo
Le competenze per la transizione energetica (installatori di pannelli, gestori di reti, progettisti di comunità energetiche) scarseggiano. In Europa si stima che entro il 2030 serviranno oltre 800.000 nuovi lavoratori specializzati solo nel fotovoltaico. In Italia siamo ancora molto indietro.
Ma la storia non è solo catastrofe
Sarebbe facile fermarsi qui. Non sarebbe onesto.
Perché la stessa generazione che eredita questo problema è anche quella che sta
cambiando più velocemente il modo di rapportarsi all’energia.
I giovani di oggi sono la prima generazione di prosumer, cioè non solo consumatori, ma
produttori di energia. Chi installa pannelli sul tetto non aspetta che qualcuno risolva il
problema: lo risolve, almeno in parte, da solo. Chi entra in una comunità energetica
condivide l’energia prodotta con i vicini, abbassa le bollette, riduce le emissioni.
Non è fantascienza. Sta succedendo adesso, in territori come il distretto del Cusio, dove fabbriche e famiglie stanno imparando a produrre e condividere energia insieme.
Il tuo posto in questa storia
Non serve essere ingegneri per fare qualcosa di concreto.
Se studi
I percorsi legati all’energia rinnovabile, all’efficienza energetica e alla gestione delle
reti non sono percorsi di nicchia. Sono quelli che il mercato cercherà di più nei
prossimi anni. Chi si forma adesso arriva primo.
Se lavori
Puoi chiederti da dove viene l’energia che consumi ogni giorno. Se esistono margini
per produrne una parte in autonomia. Se nel territorio in cui operi c’è già una
comunità energetica, o se ha senso crearne una.
Se sei un cittadino
Puoi informarti sulle comunità energetiche nel tuo Comune. In molte zone d’Italia
stanno nascendo proprio adesso, e spesso cercano nuovi aderenti.
Ogni passo moltiplicato per migliaia di persone fa la differenza tra un sistema energetico che cambia e uno che resta dov’è.
Il conto è aperto. Ma si può ancora riscrivere
Le generazioni precedenti hanno lasciato scelte sbagliate. Ma hanno anche lasciato
infrastrutture, tecnologie e spazi enormi che possono essere trasformati. I tetti delle
fabbriche. I parcheggi. Le aree industriali dismesse. Sono risorse che aspettano solo di
essere usate diversamente.
I giovani di oggi non hanno causato questo problema. Ma hanno qualcosa che le
generazioni precedenti non avevano: sanno già come va a finire. Hanno i dati, le
tecnologie, gli strumenti.
Il pianeta non aspetta le nostre esitazioni. Ma forse, questa volta, non dovrà aspettare
troppo.
Baboo lavora ogni giorno per aiutare aziende e territori a fare la transizione energetica
adesso, non domani.



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