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IL PIANETA NON ASPETTA LE NOSTRE ESITAZIONI

  • 28 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Ogni chilowattora che produciamo oggi è una scelta che ricadrà sul clima, sull'aria, sull'acqua e sulla vita di chi verrà dopo di noi. Cambiare il modo in cui generiamo energia non è più un'opzione tecnica: è la condizione per continuare ad abitare questa Terra.


Svizzera e Italia condividono un confine alpino, reti elettriche interconnesse e una dipendenza storica dall'idroelettrico. Ma le loro storie energetiche del dopoguerra raccontano due tipi diversi di irresponsabilita’: un paese che ha scelto il nucleare e non sa come gestirne le conseguenze, e un paese che ha rifiutato il nucleare e non ha mai trovato il coraggio di uscire dal gas fossile.


I grafici storici a confronto


Svizzera: mix quasi decarbonizzato sin dagli anni ’70 grazie a idro e nucleare. Il solare cresce rapidamente dal 2010. Il futuro nucleare rimane irrisolto.


Italia: dopo la chiusura del nucleare (1987) il gas naturale esplode fino a dominare il mix. Solare ed eolico crescono, ma il gas resta il pilastro del sistema.

* Dati stimati/approssimativi — non serie ufficiali UFAE/GSE annuali


Quadro comparativo 2023



Svizzera: il nucleare che non si riesce ne’ a tenere ne’ a smaltire

Un’eredita’ comoda e scomoda

La Svizzera produce circa il 34% della propria elettricita’ dal nucleare — una quota che la rende uno dei paesi piu’ dipendenti dall’atomo in Europa, dopo Francia e Slovacchia. Quattro centrali attive, alcune delle piu’ vecchie del mondo ancora in funzione: Beznau 1, entrata in servizio nel 1969, e’ la centrale nucleare civile piu’ antica del pianeta ancora operativa. Non e’ un primato di cui vantarsi.

Dopo Fukushima (2011), il parlamento svizzero ha votato per uscire gradualmente dal nucleare, senza pero’ fissare una data precisa. Nel 2023, in un colpo di scena politico, la stessa maggioranza ha invertito la rotta votando per riaprire alla costruzione di nuovi reattori — capovolgendo anni di politica energetica senza un piano serio ne’ per il futuro ne’ per il passato.


Le scorie: il problema che nessuno vuole nel proprio cortile

Ogni kilowattora nucleare produce rifiuti radioattivi. Alcune categorie restano pericolose per decine di migliaia di anni — piu’ della storia dell’intera civilta’ umana. La Svizzera accumula scorie dal 1969 e, a oltre cinquant’anni dall’avvio del primo reattore, non ha ancora un deposito geologico finale operativo. Il progetto per un deposito nel Canton Zurigo e’ in fase di pianificazione avanzata, ma l’opposizione locale e’ forte e i tempi si allungano di decennio in decennio. Nel frattempo le scorie vengono stoccate nel deposito temporaneo di Wurenlingen (ZWILAG) — una soluzione che si

chiama “provvisoria” da trent’anni.


Ranking mondiale — scorie nucleari ad alta attivita’ (stima cumulativa 2023)


Italia: il gas che di “naturale” non ha proprio niente

Il referendum del 1987 e la grande rinuncia

L’Italia ha avuto il nucleare. Lo ha spento. Nel 1987, sull’onda emotiva di Chernobyl, un referendum popolare ha sancito la chiusura delle tre centrali attive (Latina, Garigliano, Trino Vercellese). Era comprensibile come reazione emotiva, molto meno come politica energetica di lungo periodo. Nel 2011 un secondo referendum ha affossato il piano del governo Berlusconi di rientrare nel nucleare. Da allora l’Italia e’ rimasta l’unico grande paese industriale d’Europa senza un solo kilowattora nucleare nella propria produzione.


Un nome che inganna: il costo ambientale del gas fossile

Il termine “gas naturale” e’ uno dei piu’ grandi esercizi di greenwashing linguistico della storia dell’energia. E’ vero che esiste in natura, estratto dal sottosuolo. Ma bruciarlo per produrre elettricita’ emette mediamente 400–500 grammi di

CO₂ per kilowattora — circa la meta’ del carbone, ma quaranta volte di piu’ dell’energia nucleare e dieci volte di piu’ del fotovoltaico, calcolando l’intero ciclo di vita.

Nel 2023 l’Italia ha prodotto circa 118 TWh di elettricita’ dal gas, pari a circa il 40% della produzione nazionale totale.

Questo significa circa 47–59 milioni di tonnellate di CO₂ emesse solo per l’elettricita’ da gas — ogni anno. E’ come mettere in circolazione 10–12 milioni di automobili a benzina aggiuntive, solo per tenere accese le luci.


Una dipendenza strutturale mai affrontata

La crisi energetica del 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, ha mostrato quanto sia pericolosa questa dipendenza: bollette triplicate, inflazione energetica, corsa disperata a nuove forniture. Eppure anche in quel frangente la risposta italiana e’ stata trovare altro gas, non ridurre strutturalmente il consumo. Il fotovoltaico cresce (circa 30 TWh nel 2023), l’eolico anche, ma la velocita’ di installazione non copre ancora il vuoto lasciato dal gas. L’Italia ha il sole del Mezzogiorno, i venti del Mediterraneo e le coste per l’eolico offshore — risorse enormi e strutturalmente sottoutilizzate per decenni di burocrazia e mancanza di una strategia industriale coerente.


Conclusione: le responsabilita’ che nessuno vuole assumersi

Entrambi i paesi condividono un tratto comune: la tendenza a rinviare le decisioni difficili. La Svizzera sa che le sue centrali nucleari invecchiano, sa che le scorie si accumulano, sa che un deposito geologico finale e’ necessario — ma

ogni decisione concreta viene spostata di un decennio. L’Italia sa che il gas naturale e’ incompatibile con gli obiettivi climatici del 2050 — ma continua a costruire rigassificatori e a firmare contratti pluriennali con fornitori di gas, rinviando la transizione a un futuro sempre un po’ piu’ lontano.


Il conto di questi rinvii non lo paghera’ chi li ha decisi. Lo pagheranno le generazioni che erediteranno le scorie nel sottosuolo alpino e i gradi in piu’ nell’atmosfera mediterranea.


Articolo basato su dati stimati e fonti pubbliche: AIEA, Ufficio federale dell’energia svizzero (UFAE), Gestore dei Servizi Energetici italiano (GSE), Terna, NEA/OCSE. I dati storici sui TWh sono interpolazioni stimate — non serie ufficiali annuali.

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