50 MEGAWATT SUI TETTI DI OMEGNA: IL FUTURO GREEN DEL DISTRETTO DEL CUSIO
- 26 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 28 mag
Per decenni ha portato il design italiano nelle cucine di mezzo mondo. Oggi i tetti delle sue fabbriche possono diventare una grande centrale di energia pulita: ecco come il distretto del Cusio sta scrivendo il suo secondo capitolo.
C'è un posto, in Piemonte, dove sono nate le caffettiere che usiamo ogni mattina. Dove sono state inventate pentole diventate famose in tutto il mondo. Un posto piccolo, affacciato sul lago d'Orta, che per decenni ha fatto rumore. Tanto rumore. Quello delle fabbriche, dei forni, dei camion che andavano e venivano.
Questo posto si chiama Omegna.
E oggi sta provando a fare qualcosa di nuovo. Qualcosa che ha a che fare con il sole, con l'aria pulita e con un modo diverso di pensare al lavoro e all'energia.
Una città che ha cambiato l'Italia
Andiamo indietro nel tempo. Anni Cinquanta. L'Italia si rialza dalla guerra e ha fame di tutto: case, mobili, oggetti per cucinare, lavorare, vivere. In questo momento Omegna esplode.
Le fabbriche aprono una dietro l'altra. Si lavora l'alluminio, si stampa il metallo, si costruiscono casalinghi. E nascono nomi che oggi conosciamo tutti: Alessi, Bialetti, Lagostina. Più tante altre aziende meno famose ma altrettanto importanti, come Faro, Irmel, la Ferriera Cobianchi.
Tra il 1950 e il 1980 la zona arriva ad avere più di 250 fabbriche attive e fino a 8.000 lavoratori. Una cifra enorme per un territorio così piccolo. Omegna diventa il cuore del "distretto del casalingo": qui si produceva una buona parte delle pentole e delle caffettiere che finivano nelle cucine italiane.
Era un periodo di entusiasmo, di crescita, di soldi che giravano. Ma c'era anche un'altra faccia della medaglia.
Il prezzo da pagare
Più fabbriche significava più fumo. Più fonderie significava più polveri nell'aria. Più produzione significava più scarichi nei fiumi e nel lago.
Negli anni del massimo sviluppo industriale, l'aria di Omegna era pesante. I camini sputavano emissioni continuamente. I forni bruciavano carbone e gasolio. Le galvaniche trattavano i metalli con sostanze che oggi sappiamo essere pericolose. I solventi delle verniciature finivano un po' dappertutto.
Nessuno, all'epoca, parlava davvero di ambiente. Si pensava al lavoro, alla produzione, ai numeri. L'inquinamento era considerato il prezzo da pagare per il benessere. Poi qualcosa è cambiato.
Il lento risveglio
Dagli anni Ottanta in poi le cose hanno iniziato a girare diversamente. Alcune fabbriche chiudono. Altre si trasferiscono. L'Europa introduce nuove regole sull'ambiente. Le tecnologie diventano più pulite. Le aziende che restano imparano a produrre consumando meno e inquinando meno.
Oggi, nel 2026, il distretto industriale di Omegna è più piccolo di un tempo. Ma è ancora vivo. Ci sono circa 60-100 aziende attive, tra manifattura, metalmeccanica, logistica e design. E soprattutto c'è qualcosa di nuovo: la voglia di reinventarsi.
La grande occasione: il sole sui tetti
Ed è qui che arriva la parte interessante. Quella che potrebbe cambiare di nuovo la storia di Omegna.
Tutte quelle fabbriche, quei capannoni, quei magazzini hanno una cosa in comune: tetti enormi. Tetti che oggi non servono a niente, se non a coprire quello che c'è sotto.

Ma che potrebbero servire a moltissimo. Solo nella zona industriale di Sant'Anna e Crusinallo si stima ci siano tra i 180.000 e i 260.000 metri quadrati di tetti utilizzabili. A questi si aggiungono i parcheggi, dove si potrebbero installare pensiline fotovoltaiche per altri 25-40 mila metri quadrati. Cosa significa questo? Significa che, mettendo pannelli solari su quei tetti, Omegna potrebbe produrre tra i 35 e i 50 megawatt di energia pulita. Tradotto in modo più comprensibile: l'energia sufficiente per alimentare fino a 19.000 famiglie. E ridurre le emissioni di anidride carbonica di oltre 20.000 tonnellate ogni anno.
Tutto questo senza costruire nulla di nuovo, senza occupare terreni, senza tagliare alberi. Solo usando spazi che già esistono e che oggi sono vuoti.
Una comunità energetica per il Cusio
L'idea non è solo mettere pannelli a caso. L'idea è creare una vera Comunità Energetica del Cusio. Cioè una rete dove le aziende producono energia insieme, la condividono tra loro e con i cittadini, e si aiutano a vicenda.

Immaginiamo come potrebbe funzionare. Una fabbrica produce di giorno più energia di quella che consuma. Il vicino magazzino, che invece lavora di notte, può usare quell'energia in eccesso. Le famiglie del quartiere accanto possono entrare nella comunità e ricevere energia pulita a prezzi più bassi. Le auto elettriche si ricaricano con il sole prodotto sui tetti dei capannoni.
Non è fantascienza. È una cosa che si può fare adesso, con le tecnologie che esistono.
E che porterebbe benefici a tutti: bollette più basse, maggiore competitività, accesso a
fondi europei dedicati alla transizione energetica per le aziende; aria più pulita,
meno emissioni, meno dipendenza dai combustibili fossili per l’ambiente; nuovi
posti di lavoro nel settore green, formazione tecnica, una città più bella in cui vivere per
le persone.
Da grigia a verde
Pensiamo per un attimo a com'era Omegna negli anni Sessanta. Ciminiere che fumavano. Aree industriali grigie e silenziose la sera. Camion ovunque. Un'idea di lavoro fatta di sudore, fatica e inquinamento.
Adesso proviamo a immaginare l'Omegna del 2035. Stessi capannoni, stesse aziende, stessa identità industriale. Ma con i tetti blu di pannelli solari. Con colonnine elettriche per ricaricare le auto. Con il verde che torna a crescere tra i capannoni. Con fabbriche che non solo non inquinano, ma che producono energia pulita per il territorio.
È lo stesso luogo. È la stessa storia. Ma con un finale completamente diverso.
Omegna ha già dimostrato una volta di saper cambiare il mondo. Ora ha l'occasione di farlo di nuovo. Diversamente. Più consapevolmente.
Trasformare il distretto industriale del Cusio in un modello di sostenibilità non è solo una questione di pannelli e megawatt. È una questione di identità. È dire che il lavoro può convivere con la natura. Che la produzione può essere pulita. Che una città che ha costruito la sua storia sull'industria può continuare a farlo, ma con altre regole.
È una storia che ci piace raccontare. Ed è una storia in cui, come Baboo, vogliamo essere protagonisti insieme alle aziende, agli enti locali e alle persone che vivono questi territori.
Pensiamo per un attimo a com'era Omegna negli anni Sessanta. Ciminiere che fumavano. Aree industriali grigie e silenziose la sera. Camion ovunque. Un'idea di lavoro fatta di sudore, fatica e inquinamento.
Adesso proviamo a immaginare l'Omegna del 2035. Stessi capannoni, stesse aziende, stessa identità industriale. Ma con i tetti blu di pannelli solari. Con colonnine elettriche per ricaricare le auto. Con il verde che torna a crescere tra i capannoni. Con fabbriche che non solo non inquinano, ma che producono energia pulita per il territorio.
È lo stesso luogo. È la stessa storia. Ma con un finale completamente diverso.
Omegna ha già dimostrato una volta di saper cambiare il mondo. Ora ha l'occasione di farlo di nuovo. Diversamente. Più consapevolmente.
Trasformare il distretto industriale del Cusio in un modello di sostenibilità non è solo una questione di pannelli e megawatt. È una questione di identità. È dire che il lavoro può convivere con la natura.
Che la produzione può essere pulita. Che una città che ha costruito la sua storia sull'industria può continuare a farlo, ma con altre regole.
È una storia che ci piace raccontare. Ed è una storia in cui, come Baboo, vogliamo essere protagonisti insieme alle aziende, agli enti locali e alle persone che vivono questi territori.



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